Sentimento Nuevo

Quanto sei lontano. Pensava Sandra. E non erano solo i chilometri che li separavano che aveva in testa. Era che ogni tanto ci pensava, pensava a quando lo avrebbe di nuovo annusato e assaporato tra le gambe e lui le avrebbe detto che era brava. E pensava che non si faceva sentire mai e che lei invece gli avrebbe detto volentieri che le mancava.

Pensava pure a svariate altre cose, mentre finiva di scrivere un articolo – come al solito non pagato – per la redazione con cui collaborava per farsi fare il tesserino da pubblicista. Articolo su cui avrebbe dovuto pagare delle tasse per delle ricevute false. Articolo scritto con amore, ma in più sessioni dopo il lavoro che le toglieva il respiro, un centralino in cui il telefono le martellava i timpani per otto ore ogni giorno. Era in una breve tregua per un meeting aziendale, di quelli che dovrebbero motivarti e invece ti deprimono. Ora aveva solo voglia di essere nella stessa città di lui e di piombargli in casa senza preavviso. Cose lontane e impossibili e intanto il telefono taceva.

Quelli del gruppo erano già a bere, ma il suo stomaco non ne voleva sapere. Pareva una serata senza via di uscita. Si lavò la faccia in stanza, si guardò allo specchio e si mise stesa sul letto. Si iniziò a stropicciare le grandi labbra, la clitoride, prima piano, poi un po’ più forte. Si leccò le dita come se fossero quelle di lui a passargli sulla lingua, a tenerle la bocca aperta, e ricominciò a toccarsi fino a venire. Si riposò ancora un po’, poi uscì a bere qualcosa, maledicendo il fatto che in quel paese non sapessero cosa fosse il chinotto, sacro frutto dell’astemia.

Entrò a vedere un concerto in un locale carino vicino all’albergo. La band suonava musica sperimentale e difficile e non riusciva a concentrarsi. Di fronte a lei una ragazza: bella e bionda come non mai. Occhi azzurri, forme piene, solida nelle cosce come chi usa spesso il corpo. Quando le cadde il portafoglio glielo porse veloce, quasi arrossendo. L’altra fece mezzo sorriso, come ad aver capito di essere guardata. La ringraziò in inglese, forse straniera anche lei. Sandra si avvicinò dopo, per attaccar bottone. Non sapeva nemmeno perché.

  • Anche tu sola?
  • Sì, perché?
  • Giusto per attaccare bottone tra un gruppo e l’altro…scusa…
  • Ma figurati se è un problema. Bevi qualcosa?
  • No, grazie, oggi serata astemia.
  • Ah ok. Vabbé io vado su a prendermi una cosetta, a dopo semmai.

E invece quella tornò con due birre e le disse che al massimo se le sarebbe bevute tutte e due lei. E Sandra le vide un tatuaggio di insetto sul braccio muscoloso e teso e bianco e penso che non poteva dirle di no. E allora bevvero insieme e si guardarono sotto le note storte da un pedalino sfruttato fino in fondo. Sotto gli echi della musica sorrisero e sotto l’ennesima stortura della voce incrociarono gli sguardi, si guardarono le labbra e quelle si avvicinarono e si unirono e dopo fu solo il morbido.

Continuarono a baciarsi a lungo, appoggiate al muro, come adolescenti, e Sandra si ricordò che non si erano nemmeno presentate. E l’altra rispose che si chiamava Keti e che veniva dalla Macedonia. E quando il locale stava per chiudere scoprirono di dormire nello stesso hotel ed entrarono. Sandra propose la sua stanza e si sentì già un po’ in imbarazzo. Erano anni che non andava con una donna. Erano anni che non sentiva più la pelle liscia a contatto con le sue dita. Anni che non aveva la sensazione assurda e bellissima di sentirsi allo specchio, di toccarsi in un’altra, di toccare l’umido e spugnoso entrando in un corpo altrui, nella piacevolezza di baciarle la pancia e di baciarle la clitoride e di far scorrere saliva sulle grandi labbra. Mentre lo pensava si agitava e si eccitava e si chiedeva che pensasse l’altra. Keti le disse solo che era bella, che era bellissima, e iniziò a spogliarla con dolcezza, la dolcezza che forse lui non aveva mai messo, nella trascuratezza infinita con cui la toccava ultimamente, nonostante le dicesse sempre quanto gli piacesse. Sandra si sentì impazzire al tocco di lei sul fianco e iniziò a toccarla e spogliarla a sua volta. Il morbido delle labbra continuava a stupirla, e quando si ritrovarono sul letto la contemplò per un po’, come se non avesse mai visto una donna nuda. Fu bello. Keti anche la guardava e sorrideva e dopo poco prese a toccarla, carezzarle culo, entrarle dentro. Anche lei fece lo stesso, poi Sandra, un po’ impacciata, iniziò a leccarla mentre la penetrava. Quando lei venne fu con così tanto liquido che pensò di aver sbagliato qualcosa, ma il volto di lei era inequivocabile. La volta di Keti fu dolce e frenetica insieme, come se conoscesse già il fatto suo. Quando furono venute entrambe continuarono a strusciarsi e baciarsi a lungo, carezzandosi dalla nuca ai piedi alla rosellina del culo alle labbra con una cura e una grazia inimmaginabili.

Fu bello.

Quando Sandra si svegliò Keti non era già più là, le aveva lasciato un vassoio con la colazione e il numero di telefono. Sandra voleva sentirla subito, ma non ci riuscì. In effetti non riuscì a sentirla affatto: tornò da lui, dalle sue pretese di pompini, dalle sue modalità un po’ rudi che non riusciva a spiegare ma che in parte giustificava con i problemi relazionali che aveva avuto.

Si ricordò di Keti in una mattinata al parco, passeggiava scoraggiata dall’ennesima notte di sesso in cui aveva pensato che una buona sessione con se stessa sarebbe stata decisamente meglio. Le scrisse, ma Keti non rispose. Almeno per il momento.

Soundtrack: https://www.youtube.com/watch?v=5WPjDPOwuV4