Fa un freddo cane, ma mi piace l’effetto che fa sul suo seno e quei capezzoli che li staccherei a mozzichi. Sta cucinando anche oggi, forse è triste. L’abbraccio dolcemente da dietro, mentre rimesta. Le sfioro la coscia, finché non le dò troppo fastidio, le levo la concentrazione, e allora mi allontana con una mano. Le piace portare a termine le cose che fa, e ogni tanto è da impazzire. Mai una cosa lasciata a metà, nella vita, oltre che in cucina.
E poi è da impazzire quando le cose non le lascia incompiute a letto. Pregusto quel momento, come il momento in cui assaggerò la crema pasticcera che sta preparando. Quando sentirò sotto la mia lingua contrarsi le pareti della sua vagina, con la clitoride un po’ scoperta sotto il labbro, i baffi miei a contatto con il suo pelo pubico, le dita a uncino su quello che chiamano punto g, tirandolo a me, tirandola a me.
Ma c’è da aspettare, e lei rimesta e assaggia e dice che manca sempre qualcosa, anche se non capisce cosa.
E io la sogno nuda, la sogno tra le coperte, mentre le pizzico i capezzoli, affondo tra i seni generosi, le bacio la pancia e poi risalgo e tutto è morbido e accogliente e bello, tanto che sono un po’ bambino, di nuovo mi aggrappo alle sue cosce e cerco morbidezze che mi facciano affondare i denti nella sua carne.
E lei piange, e io vado ad asciugarle le lacrime, e gliele leccherei via per farla stare meglio.
Quando ha finito la sua crema, la mette nelle ciotole e ci versiamo un dito di vino. Brindiamo e dopo il primo sorso ci spostiamo in camera da letto, con al seguito le nostre ciotole. Io ne prendo un po’ sulle dita e poi gliele metto in bocca, lei mi succhia fino alle unghie, come se fosse il cazzo. E il mio si fa duro. Poi dice “manca sempre qualcosa” e io comincio a spazientirmi, e anche il cazzo è della stessa opinione. E lei si avvicina, mi sbottona e mi guarda con i suoi occhi tristi. E i miei sono neri e intensi, e i suoi sono azzurri e grandi e liquidi. E mentre mi apre la cintura mi bacia piano, con tutta la lingua, e mi piace questa sua penetrazione nel mio corpo, per una volta accogliente.
Lei piange ancora e mentre piange si avvicina al pube, indugiando un po’ sui fianchi, baciandomi in posti solitamente ignorati. La conosco da una vita e la frequento da altrettando. Si potrebbe dire che è la mia friend con benefits se non fosse che non è per nulla amica. Non so niente di lei, a malapena il nome e che vestiti ama e che non lascia mai nulla a metà. Ci siamo conosciuti una sera a un concerto. Eravamo soli, entrambi. Lei mi sorrise. E poi parlammo. E poi ci scambiammo i numeri. E poi uno spritz e finimmo a letto. Sempre a casa sua. Lei cucina, prima, sembra parte di un rituale. Io impaziente, dopo la prima volta in cui ero intimorito, la cerco sempre prima che finisca di cucinare. Ma lei mi lascia fare poco, appena interferisco con i suoi strumenti del mestiere mi caccia. In effetti non so nemmeno quale sia il suo mestiere, ma cucina divinamente.
Si avvicina al cazzo e lo prende in bocca. Anzi, prima di prenderlo in bocca lo annusa, mi lecca dai testicoli alla punta, indugia sul filetto con la punta della lingua finché chiudo gli occhi. Solo dopo lo prende in bocca, e comincia a succhiare, solo quando non ce la faccio più e sa che non durerà molto. E poi arriva fino in fondo, lo fa arrivare in gola, e mi guarda, i suoi occhi ancora tristi mi guardano e io scoppio. Le riempo la bocca, e lei continua a succhiare finché non è finito tutto e piano piano mi sgonfio, e mi sento come il più coglione dei palloni gonfiati. Perché ora la voglio, ma so che dovrò aspettare. Ma lei non lascia mai le cose a metà. E mentre aspetta si rimette a mangiare la crema, forse ho un saporaccio, forse vuole solo coprire il mio sperma. Invece sorride, anche se amaro, e mi dice che non sono poi così male, ma che le ho fatto venire fame. E io sorrido, e mi guardo e la guardo, mentre si mette in bocca il cucchiaino mi viene in mente qualche attimo prima, e già sento che il sangue scorre pian piano verso il cazzo.
Manca ancora qualcosa? Le chiedo. Lei risponde che mancherà sempre, ma che ogni tanto se ne scorda. Io le carezzo il fianco e mentre il mio pene si gonfia lei mi sale addosso e comincia a strusciarsi su di me. Anche lei vuole finire la sua parte e ha ragione. Lui non è convintissimo, ma pian piano riesce a entrarle dentro. Le stringo i seni, le infilo le dita in bocca mentre inizia a muoversi piano su di me, mentre io cresco in lei e allora le afferro le natiche e la muovo avanti e indietro come piace a me, come piace a lei. Le premo la pancia e sento muovermi dentro di lei, lei che urla e che finalmente viene, mentre io vengo. E’ sempre di un tempismo assoluto, che mi piacerebbe avere con tutte.
Ma manca sempre qualcosa, lo so, lo sappiamo.
Non ci amiamo, non ci vogliamo bene e non sarà mai così. Siamo luna e marea in un ritmo infinito di orgasmi e di suoi pianti, che io non ho ancora imparato ad arginare col piacere. Vorrei fondermi col suo corpo e non pensarci più.
….
Apro gli occhi, sono le cinque. La sveglia ancora è lontana da suonare. Lei era un sogno e accanto a me non c’è nessuno. Tra poco Spino verrà a chiedermi di portarlo al parco. Il letto è bagnato come quando ero adolescente. Teresa mi manca da morire.
Soundtrack: https://www.youtube.com/watch?v=XD_PKV397WQ