Lo schermo si illumina. Illumina la stanza e il mio volto appoggiato sul cuscino.
Sorrido. Apro gli occhi. Allungo la mano.
Il cellulare è ora vicino e mi dà la buonanotte.
Lui è lontano, il letto è freddo, ma leggo sul display che mi cerca, mi vuole.
Mi riempe di parole d’amore, mi riempe di affetto. Mi parla di tutto quello che vorrei sentirmi dire.
Quanto è morbida la mia pelle. Quante volte mi passerebbe le dita sul fianco. Sento brividi dove vorrebbe accarezzarmi.
Il display si illumina e mi parla di lingua, della sua lingua.
[vorrei succhiarti il cazzo]
mi parte il dito sul touch screen. Freddo. Mica come lui che mi immagino bollente come me.
[ti aspetta. Gonfio, tronfio. Mi preme sulla zip.]
[Allora aprila, che aspetti.]
Dico io mentre con una mano scrivo e con l’altra scivolo tra le mutande.
Guardo l’ora. Ed è incredibilmente tardi. Notte fonda. Chissà perché mi scrive proprio ora.
Mi piace l’imprevedibilità del nostro rapporto.
Ci vediamo poco, e quando capita passiamo un sacco di tempo ad annusarci.
Mi porta in qualche albergo del centro e lì guardiamo il tramonto. Potrebbe sembrare persino romantico, se non ci fosse di mezzo il vile denaro, che tutto crea e tutto distrugge. E se ci fossero i baci. Ma tra noi ci sono solo tre regole:
Regola numero 1: no vuol dire no.
Regola numero 2: niente baci.
Regola numero 3: tutto quello che implica contatto fisico viene pagato. Tutto il resto sono piacevoli extra per entrambi.
Lui paga bene.
Non ho altri clienti, anche se ogni tanto ho qualche amico che mi viene a riscaldare.
Il nostro è un rapporto speciale. In qualche modo ci vogliamo anche bene.
Per questo gli scrivo che
[vorrei sentire la tua cappella scivolarmi sulla pancia e percorrermi la schiena.]
Perché è vero. Mi piace quando facciamo sesso.
E lui risponde pronto, incespicando sui tasti come ci incespico io, che con una sola mano non so scrivere e mi tocco sempre con la destra.
[anche io ti scivolerei addosso volentieri. e poi ti entrerei dentro come se non avessi mai sentito niente di meglio. mi inumidirei tutto per poi passare al buco di dietro. toccatelo per favore. toccatelo.]
Ho delle difficoltà a gestire tanti livelli con solo due mani. Non voglio interrompere la comunicazione, non voglio lasciarlo fare da solo. Voglio che quello che mi dice sia reale per farmi scopare anche a distanza. Inizio a girare intorno alla rosellina che apre la parte di me più proibita e mi immagino che sia lui a farlo e a mettermi nello stesso momento il cazzo in bocca.
Glielo scrivo. Lui mi manda una foto per farmi vedere quanto è eccitato.
Ha un bel cazzo. Dritto e circonciso.
Lo conosco da un po’ e ripenso alla prima volta che ci siamo conosciuti.
Ero da sola in un bar. Un po’ pensierosa. Bevevo un margarita guardando il Tevere. Anche quella volta c’era il tramonto. Ero in una di queste barche adibite a bar che lo costeggiano. Non male. In sottofondo un concerto blues che ragionava bene con quello che avevo in testa.
– Altro giro?
Mi chiese. Almeno due volte. Mi accorsi che mi stava parlando dopo un po’.
– Che?
– Altro giro. Ti porto un margarita.
– Perché no.
Me lo portò e iniziammo a parlare. Ha venti anni più di me. Qualche interesse in comune coi miei e molti no, ma di piacevole compagnia.
Quando ce ne stavamo per andare si offrì di accompagnarmi a casa. Gli risposi che mamma mi aveva detto di diffidare degli sconosciuti, specie quando si ha un po’ bevuto. Concordò con mamma e mi chiamò un taxi. Mi lasciò 50 euro in mano e un biglietto da visita.
Lo chiamai.
Nella stanza si sentono gemiti, che non mi curo di trattenere, visto che sono sola in casa.
Mi lecco le dita della mano destra e sinistra. le prime finiscono nell’ano. Come mi ha chiesto lui.
[fammi sentire i tuoi gemiti, ti prego.]
[chiamami che non riesco più a risponderti]
Mi chiama.
La prima volta che ci siamo visti ci demmo appuntamento al Gianicolo.
Avevo un abito corto a fiori, abbastanza largo da addolcirmi, abbastanza sottile da lasciare le mie forme emergere.
Lui mi guardò con un desiderio che non conoscevo. Non era il desiderio d’amore che avevo visto in tanti uomini che mi avevano più o meno brevemente amata. Non era la bramosia di carne che avevano quelli nei cui occhi si leggeva che qualsiasi pezzo di carne sarebbe stato adattabile allo scopo. Voleva me. Ma non mi voleva per amore.
– Quanto vuoi?
– Eh?
– Quanto vuoi per farti toccare, leccare, penetrare?
– Ma per chi m’hai presa?
– Una bellissima donna. Ti voglio, dimmi solo quanto vuoi. Cena, albergo e preservativi sarebbero a parte.
Mi stupì la freddezza, puntualità e rapidità della richiesta. Mi sentii eccitata. Qualcuno voleva pagare per fare sesso con me. Chiesi un’offerta, me la fece. Pretesi il doppio. Me lo accordò. Era tanto. Non avevo mai visto tanti soldi tutti assieme. E a me lui piaceva anche un po’.
Mi ritrovai al primo appuntamento bagnatissima ancora prima di vederlo. Rigida. Timorosa e timorata. Nervi a fior di pelle e sorriso facile.
Mi aprì la porta della stanza d’albergo. Bellissima. Mi disse “accomodati” e mi accomodai.
Non sapevo che fare. Mi tolse il golfino e iniziò a massaggiarmi le spalle. Mi tolse il vestito e mi mise in piedi. Mi guardò un po’. Poi iniziò a leccarmela. Mi fece sdraiare sul letto e ne rimase fuori. Continuò a leccarmela, poi iniziò a penetrarmi con le dita. Ero eccitata, mi sentivo a disagio perché pensavo che avrei dovuto essere io a eccitare lui.
Poi lui si spogliò, mi mostrò il suo corpo maturo, le maniglie dell’amore e la pancia non più tesa come un tempo. Ma non mi fece schifo come avevo temuto. Mi mise a quattro zampe. E non protestai. Non guardarlo negli occhi non mi dava fastidio. Ero ancora un po’ imbarazzata.
Si mise il preservativo, poi iniziò a entrarmi dentro. Mi fece un po’ male.
– ansima ti prego ansima
– sì, sì, sì
– e ora vieni e urlamelo in faccia che vengo anche io
Lui venne stringendomi una tetta forte, mi fece un po’ male ma fu piacevole. Dopo quella volta ce ne furono altre. Ci conoscemmo meglio.
Lui, i suoi problemi con la famiglia.
Io i miei problemi sul lavoro, coi ragazzi, coi miei.
Ogni tanto iniziammo a sentirci per qualche extra. E io iniziai a venire con lui proprio da lontano, immaginandomi che il suo corpo maturo mi fosse in qualche modo vicino, sentendo il potere esercitato dal mio corpo giovane sul suo desiderio.
Ansimando, entrambi, al telefono, venimmo, in un gioioso eruttare di flutti.
E un appuntamento dopo per martedì, da un albergo vista Gianicolo.
Colonna sonora: You, sexy thing.