La gente che la vede se ne innamora

La stanza è buia e una proiezione sul muro di fronte non illumina poi molto i corpi.
L’aria è rarefatta, i fumi si alzano, i corpi si tendono. Mille persone che respirano e si muovono all’unisono. L’aria, anche quella, sempre più tesa.

Io qui, tra tutti, tra sudori e tra occhi che seguono movimenti, prendono fiato, lo tirano fuori. E sento lo stomaco chiudersi e un sottile piacere muoversi sulla mia pelle, un piacere che è fatto di ansia, di condivisione, di sguardi. Tutto è condiviso e tutto è all’unisono.

Anche i corpi sullo schermo si muovono dello stesso spirito con cui si tendono e incastrano i nostri corpi, si scagliano verso l’obiettivo, raccolgono le energie e le fanno esplodere al punto giusto.

Mi sento sessualizzata e sensuale, mi vedo nel gruppo, nella folla, nella comune ansia. Respiro corto, il nostro. Ansimiamo a tratti, a tratti, insieme, urliamo parole.

Lo schermo e la voce che lo racconta ci parlano di minuti infiniti, e di maree che danzano e di stacchi sui volti, i nostri volti, che imprecano a tratti.

Sono passate quasi due ore da quando siamo chiusi qui a sudare e gemere insieme.

E poi eccoli, la ripresa stacca, stacca proprio lì
noi col fiato sospeso con la tensione in gola, nelle viscere, i genitali tesi e umidi.

la ripresa stacca in un inseguimento
la mano del vicino che viene stritolata nella tensione totale e divina

l’inseguimento e il corpo nei muscoli tirato e bello
e siamo belli e tirati, tutti, e ci manca sempre più il fiato

e poi eccolo
come quando dopo un amplesso troppo lungo
ecco lì,
come se questa stanza buia fosse una stanza di amore
ed è una stanza di amore, piena, tutta

si alza, entra in campo e nello schermo

si stringono i glutei si allunga il piede
a gamba tesa il pallone entra in possesso della squadra giusta
passaggio, rapida azione, veloce, tra i tre,
e poi uno che tira
ed ecco che il pallone passa i pali, buca la rete

come se sentissi dentro di me esplodere il piacere di una delle mille persone qui. Come se il pallone mi entrasse dentro, come se fossero ore che attendo di venire

e allora mi alzo, ci alziamo, di scatto
come inondati di fluidi sessuali e fosse bello per tutti nonostante l’appiccicaticcio
e finisce con un grido
GOOOOOOOOL
il pallone, come prolungamento della nostra sessalità, dei nostri flutti
esplode nella rete.

ci abbracciamo, è stato bello
nessuno chiederà se siamo venuti
ma ora gli stomaci si sciolgono
si distende la pulsione
le endorfine si librano nell’aria rarefatta.
Abbiamo vinto. Una vittoria illegale e bella e atroce, come i nostri sorrisi.