Seduto in quel caffè, io non pensavo a te…
Poi d’improvviso ho sentito il tuo profumo, il tuo odore, dietro di me. Sono rimasto a testa bassa e non ho alzato lo sguardo. Quell’odore mi era entrato dentro, mi era scivolato nello stomaco a farlo diventare un minuscolo cubo di piombo.
Ho sentito la tua voce ordinare un caffè, il ticchettare dei tuo tacchi dopo aver pagato. Sono riuscito a piegare la testa di lato un attimo soltanto per vedere che uscivi, i tuoi polpacci forti, tosti, che mi piacevano tanto, andare fuori dalla porta con passo sicuro, poi più nulla, nemmeno la forza di risalire lo sguardo fino al culo, alla gonna leggera che avevi addosso.
Il tempo non fa il suo dovere.
Il tempo è passato e io ogni tanto mi sveglio ancora pensando che sei accanto a me, pensando di dirti che ti voglio bene e che ti voglio prima che tu vada a lavoro, con gli occhi ancora incartati dal sonno. Invece tu non ci sei, quando li apro.
Siamo stati bene insieme. Sei tu che mi hai fatto ricordare che scopare è bello e quando mi stringevi forte tra le ginocchia e venivamo insieme era la cosa che ancora credo più vicina al Paradiso che abbia mai vissuto. Non c’eri solo tu, è vero. C’erano anche Linda ed Elisabetta. Ma piano piano ho pensato che eri l’unica dentro cui volevo morire, perdermi sul tuo ventre morbido e tra le tue braccia scolpite. Tirarti per i capelli come per gioco, entrarti dentro quando eri girata, ma baciandoti così tanto il collo che, dicevi, ti sembrava di vedermi.
Seduto al bar mi rendo conto di averlo duro, al pensiero del tuo corpo, al ricordo del tuo odore addosso che mi sembra non se ne vada più dall’aria. Vorrei carezzarti, vorrei giocassi con i peli del mio petto mentre mi sorridi e poi mi baci. E più ci penso più i pantaloni sono gonfi e ingestibili.
Aspetto che il barista sia distratto per alzarmi e mi chiudo in bagno e mi sento di nuovo adolescente, di nuovo piccolo, di nuovo incapace di gestire qualsiasi cosa. Mi inizio a toccare piano, a coprire e scoprire il glande. Devo fare presto, penso. Ma il ricordo di te è così prepotente che non vorrei finisse mai. Vorrei pensarti ore mentre mi lecchi le palle e io in piedi di fronte a te in ginocchio mi tocco e ti vengo in faccia. E mi viene in mente dolcissima la tua faccia, di nuovo il tuo sorriso nel sapermi contento, felice, e anche tu felice, e dalla finestra un raggio di sole di primavera e il caldo e tu che ti sciacqui il volto e poi mi baci e io che vorrei solo poter ricominciare subito e allora inizio a toccarti. E invece un cliente bussa sulla porta del bagno, strizzo gli occhi, finalmente vengo. Da solo. In un bar. Un bar che profuma ancora di te.