Quella sera era ubriaca e felice. Ballava goffamente sulle note di qualche canzone anni ’80 in un posto ormai dimenticato dalla storia. Un posto bello, caldo, accogliente, fumoso, scuro, fluido, in cui identità e storie si intrecciavano, si baciavano, si costruivano una narrazione. Tra glitter e boa piumati Cassandra girava, girava, come la sua testa dopo troppi gin tonic troppo carichi, ma felice.
Quando uscì lui era sull’uscio, bello, asciutto e morbido al tempo stesso, sorrideva, lei non si trattenne e lo baciò e lui parve ricambiare contento, bofonchiando al tempo stesso di relazioni che portava avanti da tempo, di “un’amica”, di cui Cassandra ascoltò il giusto, ovvero nulla, ovvero quello che il suo cervello al gin capiva, capiva solo che l’aveva ricambiata, ma che avrebbe voltato l’angolo, lei avrebbe continuato a ballare e non si sarebbero visti più. O meglio, si sarebbero rivisti, ma senza baci, senza carezze. In fondo, erano amici da tempo loro due.
E lui se ne andò, lei ricominciò a ballare e poi le amiche la portarono in un bar a prendere un’ultima cosa. E lui era lì e alla fine la ribaciò, lei non ci pensò due volte, le amiche ridevano, andò da lui, che poi era andare a casa di un amico di lui, perché lui una casa non l’aveva, aveva questa stanza qui.
Cassandra si diede una sistemata, si lavò i denti, rientrò in stanza nuda e sempre più felice. Era tanto che non veniva desiderata, era tanto che non desiderava. Il suo corpo si era spento in una relazione anche bella con una persona con cui il sesso non era sicuramente al primo posto. Ora sentiva l’urgenza di unirsi al corpo di lui, un corpo liscio sotto le sue carezze, teso nel guardarla. Lo baciò dappertutto, e arrivò a baciarlo tra le gambe con una fame che non conosceva da un sacco di tempo. Lui apprezzò e la fermò per entrarle tra le cosce, muoversi dentro di lei esplorarla. Dopo essere venuto si fermarono un poco, lei continuava a stuzzicarlo a carezzarlo a volerlo, lui le rientrò dentro di nuovo, mentre lei muoveva le anche come non si ricordava di saper fare. Si addormentarono poco dopo, ma lei fu svegliata dalle musiche domenicali dei vicini sudamericani, la cumbia riecheggiava nella stanza e nel suo cervello e quando arrivò alla fica non ce la fece più e decise di fare colazione partendo dal suo membro, che comunque fu presto contento di trovarsi tra le sue labbra. Fu una mattina dolce, intensa, piena di sorrisi. Sapevano entrambi che non sarebbe successo mai più: vivevano lontano, c’era “un’amica” di mezzo e un milione di altre paranoie. Ma andarono a prendere un caffè insieme e fu comunque tenero.
Cassandra lo salutò con la speranza che sarebbe riaccaduto, ma non fu così. Di lui non sappiamo cosa abbia pensato, se si sia sentito in colpa o no. Sappiamo che quando si reincontrano, comunque, una certa malizia, uno sguardo, li riporta al posto in cui si incontrarono quella volta, un posto dimenticato dagli uomini e dalle donne, perché si trova sul fondo del mare, come molti altri tesori.