Regali

Questa era una storia di Natale, ma ve la voglio raccontare anche se Natale è passato. Perché a volte i regali sono una cosa bella perché inaspettati.
Quel giorno ero tanto stanca. Stanca di vivere prima di tutto. In realtà non era solo quel giorno, mi arrotolavo da un po’ tra le coperte e la mancanza di gioia quotidiana. Il mio corpo non mi diceva nulla. La mia vita lavorativa era piena di stenti e litigi, sbottavo per qualsiasi cosa non andasse come dicevo io. Decisi che forse la soluzione poteva essere farmi un giro di giostra su un amico fidato. Ma non volevo fosse una cosa tirata a campare. Volevo fosse un regalo per entrambi.
Hai presente quando chiami qualcuno, che sai che ti dirà di sì, ti ci incontri stancamente e cerchi il massimo da una performance in cui l’unico pubblico presente non ci crede affatto? Io sì.Era la routine della mia vita sessuale. Amici e amiche che incontravo su appuntamenti basati sull’intersecarsi delle nostre vite lavorative. I miei turni da giornalista, che giravano su così tante ore che non avrei mai detto una giornata ne fosse composta di 24. E loro che chi operaio, chi dottoressa, chi avvocato dei poveri, aveva vite altrettanto stancanti. Ci guardavamo, ci spogliavamo, giocavamo con i peli pubici mentre raccontavamo l’ennesima sfiga. Poi ci volevamo, ci strusciavamo, entravamo l’uno o l’una dentro l’altra o l’altro. Non era nemmeno male all’inizio. Poi la narrazione delle sfighe aveva preso il sopravvento, abbrutendo quei momenti di carichi psicologici negativi. E alla fine sembravano quasi sedute di psicologia collettiva più che momenti per scaricare la tensione accumulata e godere dei nostri corpi.
Ci voleva una scossa, un intervento rapido, per ricominciare a gioire di noi stessi. Un regalo.
Di solito vedevo Luca il giovedì, quando lui era di riposo. Io staccavo dal lavoro in radio e con la gola secca correvo a casa sua. Era un po’ il mio preferito, per la regolarità con cui lo vedevo, per la sicurezza che mi dava pur non chiedendoci nulla. E poi aveva un membro esagerato, con cui giocare era sempre piacevole, anche se a tratti ridondante. La gola secca me la schiariva lui venendoci dentro. Quel giorno decisi che volevo andare da lui, anche se non era giovedì, non ero stanca come al solito, avevo una gran voglia di gioire e di non parlare. Gli avrei fatto una sorpresa, ma non era il caso e chiesi se potevo passare. Era libero.
Mi vestii davanti allo specchio dopo una doccia cui era seguita una accurata aspersione di crema. Ero eccitata ma decisi di non masturbarmi e conservare quell’eccitazione per Luca. Ero completamente epilata, anche se solitamente sostenitrice del pelo. Volevo sentir scorrere senza ostacoli lingue e membri dentro e fuori il mio corpo. Mi infilai un body di pizzo, senza indossare altro. Le autoreggenti mi segnavano la coscia e per una volta infilai delle scarpe col tacco laccate. Sopra, un vestito monastico, senza l’indizio delle scarpe sarei stata quasi una monaca di clausura. Nessun trucco sul mio volto, non volevo sospettasse che avevo passato ore a curare la morbidezza della mia pelle. Quando suonai e lo vidi lui iniziò a parlare dei soliti cazzi che aveva avuto. Della ex compagna, del lavoro, di una vita poco soddisfacente. Fingevo di ascoltarlo mentre pensavo a quando fosse il momento giusto per tappargli la bocca, poco prima di farlo smettere per attendere la mia solita filippica. Di solito ci alternavamo sempre. Invece lo bloccai. Gli tirai la testa indietro, a lui che tirava sempre indietro la mia. Guidava sempre lui, e a me faceva impazzire quel ricevere ordini per darci reciproco piacere. Era tutto un apri le gambe, sta ferma, succhiamelo. Tanto mi piace comandare nella vita quanto farmi guidare e spegnere il cervello a letto. Ma oggi non era giovedì. Gli sussurrai nell’orecchio che quel giorno comandavo io e lo spinsi giù. Lui sorrise, pronto. Non tutti avrebbero accettato uno scambio del genere, ma lui era diverso. Lo spogliai con le mani e con la bocca, gli aprii i pantaloni e inizia a stuzzicarlo, farlo crescere e indurire…smisi poco prima che venisse. “Ora spogliami tu”, ordinai. Lui lo fece, inginocchiato di fronte a me, a terra, mentre io lo sovrastavo dal divano, inginocchiata anche io e con le cosce aperte. “Ora leccami”, gli dissi mentre apriva il body, e si stupiva di trovarmi liscia e come impubere, con i seni per sempre acerbi che mi ha dato madre natura. Poco prima di venire lo fermai, lo condussi a letto. Gli chiesi di guardarmi, da lontano, ancora inginocchiata, ancora a gambe aperte. Avevo i capezzoli induriti e lo guardavo fisso negli occhi. “Ora vieni, che ti faccio un regalo”. Lui si avvicinò e lo feci stendere sul letto, mi lasciai penetrare e lo cavalcai il giusto per tenerlo ancora sulle spine. Mi girai e gli chiesi di leccarmi il culo. Lui lo fece, aiutandosi con le dita, lo feci entrare ancora un po’ dentro di me, prima di indirizzarlo verso strettoie più complicate, ma ormai pronte alla penetrazione. Lui mi tirava i capelli, mi fermava la gola e io godevo, mentre finalmente lo lasciavo venire dentro di me. Era la prima volta che lo facevamo ed eravamo venuti assieme, mentre lui scoppiava e mi titillava la clitoride.
– Ti è piaciuto il regalo?
– Il migliore delle feste.
Restammo abbracciati ancora poco, poi mi rivestii, gli diedi un bacio sulla guancia e me ne andai, pensando che ogni tanto era piacevole prendere il comando sul sesso, come sulla propria vita. Da domani avrei ricominciato ad essere pigra, ma intanto mi ero fatta un bel presente.